Museo Virtuale della Collezione Monticelli
ALCUNE MASCHERE DELLA COMMEDIA DELL'ARTE, |
La commedia dell'arte volse la sua attenzione ai risvolti comici della popolaresca vita nelle piazze, al mondo del folclore e alle forme embrionalmente drammatiche, che hanno saputo dar vita nel corso dei secoli. Lo spirito popolare oppresso, ad esempio, ridicolizza gli spagnoli con un buffo "capitano". Gli attori conoscono i gusti del pubblico a cui si rivolgono: i tipi che raccolgono la loro comprensione e i loro favori, vengono ripetuti su tutte le piazze con varianti regionali, trasformando questi personaggi, nati quasi per caso, in maschere famose.
| Si può anche sostenere che tali maschere non nascano da un disegno preciso, o razionali, quanto piuttosto dall'intuizione di gruppi di comici, che traducono i favori e i gusti del pubblico popolare. Alla crisi della commedia dell'arte questi personaggi sopravvivono nel teatro delle marionette e nella baracca dei burattini. | |
| ARLECCHINO Maschera della commedia dell'arte. Le teorie sulla nascita della maschera sono numerose: la sua creazione si fa risalire a Bergamo bassa "culla degli sciocchi", nascita giustificata dall'assunzione della parte di Secondo Zanni. Nonostante questa definizione però, Arlecchino è tutt'altro che stupido e privo di intraprendenza. E' il servo che porta nella chiusa vita cittadinesca della commedia, la semplicità, la rozzezza. Emerge sempre nella parte del servo svagato, dalle ilari e ingenue, sottili e imprevedibili trovate. Il costume di questo servo montanaro è come quello dell'Arlecchino delle fiere medioevali: pantaloni e giubba bucherellata, a cui sono state via via sovrapposte delle toppe colorate. Il primo cappello fu quello a due punte degli Zanni, poi sostituito dalla calottina nera; la maschera è sempre molto scura e "animalesca". |
BRIGHELLA L'origine più probabile viene dalla parola "briga", cioè intrigo, che è la caratteristica principale di questa maschera, cioè dirigere gli imbrogli che vengono compiuti in scena. Dei due Zanni, Brighella è sempre il servo furbo, che muove gli intrighi, è il servo che inganna, ora insolente, ora finalmente cerimonioso. La nascita del personaggio, viene dalla Bergamo alta, da quella parte della città che tradizionalmente ospitava gli abitanti più intraprendenti. Dice spesso Brighella descrivendosi, parlando un miscuglio di bergamasco e veneziano: "mi son omo insigne ne le furberie e le più bele le ho inventate mi, e le ho illustrade". Il suo costume è rimasto quello degli antichi Zanni: camicia bianca e pantaloni bianchi. Solo in seguito, ha adottato quelle strisce verdi lungo la casacca e i pantaloni. La maschera è modellata con l'espressione cinica, il naso adunco, le labbra grossolane e i baffetti ricurvi alle estremità, aggiungono alla sua fisionomia qualche cosa di odiosamente fanfarone. |
PANTALONE Tre sono storicamente le possibili origini etimologiche del nome di questa maschera: potrebbe derivare dal nome del patrono di Venezia (dove è nato il personaggio), oppure dall'appellativo che solitamente veniva attribuito ai mercanti veneziani dagli abitanti di nuove terre d'acquisto (pianta-leone), o infine dai calzoni ampi e lunghi, portati dalla maschera originariamente. Pantalone è una delle maschere più antiche della commedia dell'arte, alle sue origini infatti veniva denominato il "Magnifico". Pantalone rappresenta una persona anziana con i suoi difetti: irascibile, avaro, pedante. Amante della maldicenza, borbotta pettegolezzi con voce catarrosa e con la stessa espressione concede prestiti ad elevati interessi. Il suo costume è abbastanza rappresentativo della maschera: all'inizio portava pantaloni lunghi e maglia rossi, poi dal 1600, i calzoni si sono fermati al ginocchio; farsetto rosso, alla cinta una borsa sopra la zimarra, prima rossa poi definitivamente nera. La sua fisionomia si completava di un lungo naso adunco, di una barbetta appuntita, mentre il resto del volto era coperto da una mezza maschera nera. |
IL DOTTOR BALANZONE
Un'altra maschera derivata direttamente dalla Commedia dell'arte. Molti furono i nomi attribuiti a questo personaggio bolognese: Graziano, Graziano delle Cotiche, Dottor Violoni, Pietro Buglione, Dottor Furbizone, Bombarda, Bombardon per citarne alcuni. La denominazione più usata è quella di Dottor Balanzone, anche perché etimologicamente esprime meglio le sue caratteristiche sulla scena: Balanzone è infatti, una derivazione di balla-frottola che il dottore sparge a piene mani. Balanza inoltre, secondo un'altra definizione, significa anche bilancia e in questo caso il dottore può anche essere come la bilancia della giustizia. Le tirate del dottore, per dimostrare la propria sapienza di uomo colto, sono famose a tutti, egli infatti enunciando le sue virtù, aggiunge centinaia di superlativi e di motti latini, tanto da suscitare ilarità per la sua pedanteria. Il settecentista Perrucci così delineava il profilo di tale maschera: "sentenzia sempre a proposito e a sproposito, crede di essere un filosofo, scienziato, medico, astronomo, avvocato e di tutto e in tutto parla a vanvera, confonde i personaggi storici, crea anacronismi e fra paroloni, citazioni greche e latine, è oggetto dei lazzi e delle burle dei servi". L'abito del dottore è nero con una zimarra nera e un largo collare bianco, e si esprime naturalmente in dialetto bolognese, con voce grossa e pastosa e con un tono di una saccente gravità.
L'esposizione di marionette, burattini,
pupazzi e materiale scenico della Collezione Monticelli e' qualcosa di più di una
semplice mostra: e' infatti un pezzo quanto mai significativo di storia del teatro e di
storia dell'arte.
Una testimonianza viva di una professione antica composta da abilita' artigiana e
creatività artistica, crocevia tra la grande tradizione del teatro e la cultura delle
classi subalterne. Ecco perché il teatro delle marionette e dei burattini e' una delle
grandi eredita' culturali del nostro paese.
| Il tragitto, quindi, attraverso il percorso della collezione, può essere
accompagnato da ricordi o scoperte che evadono dall'abituale e che si ricollegano ad
alcune delle più significative matrici culturali delle nostre genti e all'evoluzione di
quella forma d'arte che e' il Teatro. Una esposizione che parte da una curiosità di
riscoprire un'arte che si ricollega a forme di sapere non apprese dai libri, ma dalla viva
voce dei gesti, dalle "occhiate" tramandate da padre in figlio. Un percorso che abbiamo voluto ricostruire per contribuire, almeno in parte, a chiarire il senso di un aspetto del teatro che, nonostante tutto, ancora conosciamo poco e male, e ad illuminare la funzione di questa tradizione nel presente, in un momento, come quello odierno, dove questo teatro trova un largo interesse, sia come manifestazione "storica", sia come ricerca pedagogica e teatrale. Il celebre scrittore Jorge Luis Borges scrisse che a volte e' molto meglio formulare delle domande "intelligenti" che dare delle banali risposte. Emilio Vita |